Cara Astrid,
più che una lettera, questa sarà un’ammissione di colpa perché l’unico libro che ho letto di te è Pippi Calzelunghe.
E sì che ne hai scritti poco più di una cinquantina molti dei quali sono stati adattati al piccolo schermo.

Mi vergogno un po’ ma dopo Pippi non ho voluto leggere altro di tuo e non oso nemmeno farti vedere in quali condizioni è la copia di questo romanzo del quale ho tagliuzzato la copertina e colorato le illustrazioni interne. Per fortuna la dedica di chi me lo ha regalato è rimasta intatta, così come la data, 15 giugno 1993. avevo compiuto 9 anni da poche settimane e mi sentivo grandissima!

lettera ad astrid lindgren

Ho perfino sottolineato con l’evidenziatore un capitolo intitolato Pippi gioca a rincorrersi con la polizia.

Sai, Astrid, quando mi comportavo male e facevo qualche danno i miei genitori facevano finta di telefonare ad un collegio. Per spaventarmi. Poveri adulti, non sapevano che avevo un piano strategico studiato proprio da quel capitoletto e non sai quante volte ho sognato di vivere sola soletta, proprio come la bambina che tu hai così brillantemente dipinto.

C’erano però dei dettagli fondamentali per realizzare il mio progetto e che mi mancavano. I capelli rossi e una forza tale da poter sollevare un cavallo. Ho provato a farmi le trecce ma non mi riusciva a imitare l’acconciatura della principessa Pippilotta (certo però che il nome che hai scelto, Astrid, è proprio brutto ma convengo con te che ne avresti potuti inventare di peggiori). Pensavo che se le fossi assomigliata un pochino (nell’aspetto. Con il tempo ho imparato ad apprezzare il mio, di nome) non avrei avuto paura a sgattaiolare fuori casa e di lanciarmi in favolose ed emozionanti avventure.

Purtroppo (e per fortuna) non ho potuto seguire le orme di quella che è stata l’unica eroina femminile della mia infanzia e che già vedevo convolare a nozze, da grande, con Tom Sawyer o Huckleberry Finn ma penso che si sarebbero trovati bene insieme anche come compagni di giochi e marachelle varie ed eventuali. Sarebbe stata una bellissima combriccola e, tuttora, non mi dispiacerebbe farne parte.

Astrid Lindgren

Insomma, Astrid, ho amato tantissimo Pippi Calzelunghe e malgrado ne abbia parzialmente mutilato l’aspetto esteriore (volevo ritagliare la figurina della protagonista per incollarla sul mio diario segreto) le pagine interne sono completamente integre, pronte per essere rilette all’infinito.

Ancora rido a pensare all’episodio in cui Pippi decide di andare a scuola per imparare le mortificazioni ma poi mi sono sorpresa a ritrovare un mio piccolo appunto infantile. Mentre era alle prese con le addizioni, tu scrivesti che assunse un’espressione corrucciata e io non sapevo cosa significasse “corrucciata”, tanto che andai sul dizionario e scrissi a margine che voleva dire “preoccupata”. Mi avevi insegnato una parola nuova e la magia della lettura è anche questo, imparare cose nuove, non solo evadere da una realtà noiosa e sempre uguale.

A proposito, mi è andata bene che a scuola non sia mai stata bocciata (anche se ho rischiato non poche volte) né ho avuto a che fare con arcigne signorine Rosenblom ma, quando hai raccontato l’allegro esame dei bocciati presieduto da Pippi, mi sarebbe tanto piaciuto potervi partecipare. La mia scuola aveva un bellissimo giardino con grandi abeti. Durante la ricreazione, mi pareva di scorgerla con l’occhio dell’immaginazione e facevo finta che stesse arrivando, in sella al suo cavallo, per salvare anche me dal pericolo delle mutande rosa di lana (mutande di lana non ne ho avute mai, ma c’è stato un periodo in cui mi trovavo ad indossare maglioni di siffatto materiale e prudeva da matti sul collo e ai polsi. Una tortura!).

Insomma, cos’altro posso dirti, cara Astrid se non che Pippi Calzelunghe mi è rimasta nel cuore e che, ancora adesso che ho passato la soglia dei 30 anni, leggerne qualche capitoletto mi fa tornar ai miei 9 anni.

Mi vien da ridere come se fosse la prima volta che incontro questa bambinetta spudorata, intelligente e perennemente accompagnata dalla simpatica scimmietta a cui hai dato il nome di Signor Nilsson. Hai scritto un libro indimenticabile che, malgrado i danni e i pasticci che ho causato alla sua copertina, conservo da 22 anni e che non intendo ricomprare. Ormai quella e solo quella copia ha assorbito una parte di me che non voglio né perdere né sostituire con una copia nuova fiammante.

Astrid, ti sono immensamente grata per la tua fervida immaginazione e ti mando un abbraccio forte e forte, come quelli dei piccoli bocciati che, grazie a Pippi, han potuto tornare a casa con caramelle e monete d’oro.

Con affetto,
Rita.